Giuseppe Genna – Nel nome di Ishmael

Il primo libro del 2005 è un regalo di Natale di mia cognata, che già l’anno scorso mi ha fatto scoprire Joe R. Lansdale, cosa di cui mi dimentico sempre di ringraziarla abbastanza.

“Nel nome di Ishmael” è il classico libro con un intreccio intrigante e inquietante, del genere che ti fa pensare a quanto noi poveri mortali possiamo conoscere solo una frazione minima di come vanno le cose a questo mondo. L’idea è buona e verso la fine il racconto si fa avvincente (come capire se un libro è avvincente? Una buona metrica per me è considerare i luoghi e i momenti in cui lo si legge: in questo caso ho letto alcune pagine mentre mi lavavo i denti… e garantisco che non è la posizione più comoda cui pensare, ma d’altra parte io sono abituato a leggere più o meno ovunque).

La prima parte è invece piuttosto lenta, e molti brani rasentano l’irritante: capisco la ricerca estetica, capisco la scelta delle parole, capisco tutto ma mi permetto di dubitare che a trentadue anni ci si possano permettere frasi come “il giorno ha due metà, come la mente: una è bianca, l’altra è segreta, perciò è buia. Durante la metà bianca del giorno la fatica rodeva Lopez in chiaro”. Discutibile anche la scelta delle microcitazioni letterarie a inizio capitolo: dopo i Sepolcri di Foscolo, è dura digerirne altre senza che il pensiero corra al termine “spocchia”.

Comunque, un bel libro: i dubbi che mi ha lasciato meritano al di la’ di tutto una prova d’appello alla prossima visita in libreria (rigorosamente Feltrinelli, possibilmente quella di piazza Duomo).

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