Dan Brown – Il codice da Vinci

Alcune cose non si possono evitare. Il Colosseo a Roma, il pollo alle mandorle al ristorante cinese, il blackjack a Las Vegas e il libro del momento (come sostenere una conversazione senza parlare del libro di Dan Brown o di Harry Potter?).

Nulla da dire sul libro, è ben scritto e avvincente quanto basta, tanto da essere letto in tre ore e mezza di un sabato mattina: resta però l’impressione di un romanzo fast food, i cui ingredienti principali sono protagonisti improbabili e un intreccio fatto di misteri che, per chi conosce un minimo dell’argomento e ha fatto un po’ di esercizio con la pagina della sfinge e i cruciverba di Bartezzaghi, si risolvono un po’ da soli. Non serve un capitolo per ricordare che Leonardo scriveva da destra a sinistra: se sei uno dei massimi esperti di simbologia e di Leonardo, ci fai un po’ la figura del fesso.

Non vado oltre per non rovinare la sorpresa a chi non lo avesse ancora letto, ma tanto per capirci Dan Brown è sul piano di un Grisham o di Cussler, e va preso per quello che è: un buon libro da ombrellone.

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1 thought on “Dan Brown – Il codice da Vinci”

  1. a me è sembrata una versione discount del pendolo di foucalt di eco, peraltro con una scrittura abbastanza piatta, non so questa se provocata da una traduzione non particolarmente curata… rimane il fatto che se si legge tutto d’un fiato, sicuramente l’intreccio narrativo ha funzionato, ma mi sa che a longevità è meglio un qualsiasi harry potter!

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