Quando la testa è dura…

… dopo avere lavorato settanta ore in una settimana, non avere preso un bastone in mano per quindici giorni di fila, e avere fatto schifo sul tappetino il sabato, invece di starsene a casa a meditare sul senso della vita, si decide di andare a giocare una gara con partenza alle 8.30 del mattino. Arrivare al campo in ritardo, sognando materassi e coperte, non è il massimo, ed essersi dimenticati come si fa a giocare dagli ottanta metri in giù non aiuta di certo: il fuori limite al tee shot della uno doveva farmi capire che sarebbe stata una giornata lunga e storta, ma tanto per ribadire il concetto ho eseguito (e bissato ogni tanto) l’intero repertorio di flappe, rattoni, socket e slice che speravo di essermi lasciato alle spalle.

Il risultato è cinque X cinque e un totale di 26 orribili punti che bloggo a imperitura memoria, oltre a tre palline in omaggio e a un bicchiere di gatorade per il quale ho venduto l’anima compilando un form che andrà in mano all’assicurazione sponsor della gara, la quale non esiterà a tempestarmi per il resto della vita con improbabili proposte di polizze sulle allergie al mango: hai visto mai che la prossima volta mi ricordi che in certe condizioni bisogna lasciare il drive in garage e fare penitenza su tappetino e pitching green invece di lasciare il fegato su fairway visti da lontano e green che sembrano miraggi. Nel frattempo, il programma del prossimo futuro è andare a costituirsi dal maestro e ricominciare novene e litanie in campo pratica, in attesa di tempi migliori…

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