Commenti dall’Open d’Italia

Con stasera è finito il massacro dell’Open d’Italia, occasione per quattro giorni di ferie e di golf. Alcune impressioni a caldo:

  • il mestiere che mi è toccato come volontario (spotter per la TV inglese: armati di una radio si segue un team comunicando punteggi o tiri particolari alla regia del Tour) è tanto interessante quanto faticoso: nei primi giorni ci sono toccati più team a testa, e come risultato ho camminato per circa un centinaio di buche: in pratica conosco per nome ogni zolla di Tolcinasco;
  • Cabrera mi ha colpito. Fisicamente. Alla coscia sinistra, per essere precisi: alla buca 13 ha tirato il secondo colpo praticamente dal lago e ha agganciato il tiro. Ha avuto la fortuna di colpire la mia gamba, che gli ha ribattuto la palla in bunker ed evitato il fiumiciattolo: il risultato per lui è stato il par, per me una piccola botta e la palla autografata;
  • questi giorni di gara sono stati estremamente istruttivi. Vedere i professionisti giocare permette di capire come la chiave nel golf è la fluidità e non la forza: questi signori vanno sulla palla, non ci pensano troppo e fanno uno swing ritmato e senza sforzo. E la palla vola. La seconda importante lezioni è la strategia di gioco: nessuno in campo (beh, a parte Canonica, ma si sa) tira colpi che sa che potrebbero fare danno: i colpi si risparmiano nell’economia di un giro e se si finisce nei guai è molto meglio perdere un colpo e fare lay-up con il pitch che provare il colpo impossibile che te ne fa poi perdere tre;
  • oggi ho girato con Canonica, e ho capito perché non vince. Alla buca 11 (dopo essere arrivato in green con il primo colpo alla 10) ha tirato un drive da spavento, arrivando a dieci metri dal collar. Ha poi voluto fare lo scozzese, ma l’approccio a correre gli è rimasto in mano e ha tirato il terzo colpo da inizio green, mangiandosi un birdie già fatto. La sfiga ha fatto il resto, con due o tre putt rimasti sull’orlo della buca, ma se solo migliorasse il gioco corto penso che lo vedremmo un bel po’ di volte a giocarsela negli USA;
  • domani c’è la gara per i volontari, ciliegina sulla torta di questo lungo weekend. La buona notizia è che ormai conosco il campo buca per buca, ma per il resto c’è da ridere per non piangere: fairway stretti come viottoli di montagna, un durissimo rough che arriva al ginocchio e green di marmo. Qualunque cosa sopra in 18 punti sarà un successo e, soprattutto, sarà dura non andare in depressione vedendo dove finiranno i nostri colpi rispetto a quelli dei pro…

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