-2.5 in terra di Franciacorta

La più bella gara che ho giocato fino ad ora: splendido il campo, organizzazione veramente da signori, ottima compagnia e belle mangiate. Gli organizzatori sanno fare il loro mestiere, e si è visto.

Le premesse non erano delle migliori: ne venivo da un viaggio lampo a Londra, su tradotta Ryanair (che cerco di evitare come il fumo negli occhi, ma a volte mi tocca), con arrivo a Londra all’una del mattino e ritorno su Milano alla stessa ora del giorno dopo. Mi aspettava un tee time alle 8.30 a un buon centinaio di chilometri di distanza e sulla famigerata A4, per cui la sveglia era puntata alle 5.30. Fortunatamente a quell’ora non ho trovato traffico, per cui alle 7 ero puntuale di fronte al campo ancora chiuso: tempo mezz’oretta ed ero in campo pratica, a cercare di sciogliere quel poco di muscolatura rimasta dopo il massacro dei giorni precedenti e a capire quanto a destra o a sinistra del bersaglio avrei dovuto mirare (andare dritti sembrava una chimera).

In gara la partenza è stata esaltante: al tee della sei avevo 14 punti in saccoccia e ho fatto il solito errore di contarli. Puntuale come una cambiale è arrivata la prima X, stupida come poche: par 5, terzo colpo al green da 130 metri, doppio socket di ferro 8 di fila finito in fuori limite. Cervello in pappa e 3 punti in quattro buche. Alla ripresa sembrava andare meglio, ma un putt sbordato per il par mi ha mandato in confusione, tanto che alla 11 credevo di avere il pitch in mano e avevo invece il ferro 9: due palle in lago e un altro par 3 terminato con una X. Fortunatamente, poi, mi sono un po’ ricomposto e ho ricominciato a giocare a golf, tirando fuori 19 punti dalle seconde 9 che mi hanno permesso di arrivare alla fine T5, con il quarto punteggio (medaglia di legno, ma va bene così) e di scendere di 2.5 colpi. L’obiettivo dell’anno (arrivare a 24) è ancora lontano, ma comincio a vedere un po’ di luce in fondo al tunnel. E la prossima volta giuro che lo score non lo guardo più prima della 18.

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